Antigone nella città dei pazzi
Luigi Trucillo
Antigone nella città dei pazzi è una riscrittura in versi dell’Antigone di Sofocle, ambientata tra le rovine di un vecchio manicomio abbandonato di Napoli, il Leonardo Bianchi. Nel poemetto la lotta di Antigone contro l’esilio delle spoglie del fratello fuori dalla polis si reincarna nel presente, in una lotta di fratellanza contro il medesimo verdetto sociale di espulsione dei matti. Ne scaturisce un testo “basagliano”, attraversato dalle voci dolenti degli internati, mescolate a quelle di alcuni poeti ugualmente segnati dalla dismisura, che si interroga sull’esperienza del limite oltrepassato dalla diversità, e del suo confronto con la legge. Non a caso, secondo gli antichi Greci soltanto i pazzi, gli innamorati e i poeti potevano esplorare fino in fondo questi confini sconosciuti.
Antigone nella città dei pazzi scavalca la nicchia della parola letteraria per rivolgersi a un orizzonte più ampio e indomabile, il legame collettivo che ci definisce.
postfazione di Antonello D’Elia, psichiatra, presidente della Società Italiana di Psichiatria Democratica
Luigi Trucillo ha pubblicato con Cronopio Navicelle (1995); Polveri (1998); Lezioni di tenebra (2007, Premio Lorenzo Montano 2008).
In copertina: fotografia di Patrizio Esposito (da una immagine trovata al Leonardo Bianchi)
Cod. 9788898367832
pag. 88
prezzo: 12.00€
disertore pacifista corriere del mezzogiorno
Quann’uno aspett’a Dodò
(traduzione napoletana di Arturo Martone)
Samuel Beckett
Anche se di traduzioni a stampa di Godot in napoletano non pare ce ne siano state sinora, c’era davvero bisogno di un ulteriore intervento traduttivo? La risposta è assolutamente no e assolutamente sì. Assolutamente no, perché il testo ha raggiunto una diffusione talmente capillare da poter essere considerato ormai translinguistico e transculturale, in linea con la fisionomia culturale del suo autore. Assolutamente sì, perché Beckett ha coltivato e dato prova di una competenza transculturale che sollecita al confronto con un testo ‘aperto’ (cioè le presupposizioni culturali sono ridotte all’osso) le potenzialità di una lingua/dialetto come il napoletano, anch’esso virtualmente ‘aperto’ ma quasi sempre resosi disponibile, di fatto, a un repertorio per così dire domestico, familiare, un repertorio da intra moenia che ha nondimeno attraversato confini e barriere culturali inimmaginabili per altre lingue/dialetti altrettanto domestici e familiari. Questa edizione di Aspettando Godot , con testo italiano a fronte, è ispirata liberamente alle lingue di partenza delle edizioni francese, inglese e italiana, e nasce dal tentativo di verificare le potenzialità espressive dei quattro personaggi della pièce (Pozzo, Lucky, Estragone e Vladimiro, qui chiamati rispettivamente Popó, Lulù, Gogó e Didì, mentre Godot diventa Dodó) e le trovate ‘filosofiche’ delle tre lingue di partenza in quelle del napoletano.
Arturo Martone ha insegnato per circa quarant’anni discipline filosofiche, prima all’università Federico II e poi all’Orientale di Napoli, occupandosi della filosofia fra XVIII e XX secolo e poi di filosofia del linguaggio e semiotica.
Cod. 9788898367726
pag. 230
prezzo: 20.00 €


Il disertore
Francesco Misiano


Nel discorso che pronuncia alla Camera dei Deputati il 12 luglio 1920, Francesco Misiano deve cercare di evitare l’autorizzazione a procedere richiesta dal procuratore del Re: è stato disertore della Grande Guerra. Quando la guerra finisce, seppure ancora latitante, il Partito Socialista lo candida alle legislative ed è il primo degli eletti a Napoli. Misiano rivendica l’entrata in Parlamento perché la sinistra vuole riorganizzarsi, dopo la carneficina della guerra mondiale, con un programma decisamente antimilitarista.
Oggi sconosciuto, ieri considerato da Lenin uno dei capi della classe operaia italiana, nel suo discorso Misiano traccia la sua linea di vita: non la vita esemplare di un rivoluzionario, ma una vita fra le tante di militanti senza più un nome. Protagonista della rivolta contro la guerra, disertore a Zurigo, sulle barricate a Berlino durante la rivoluzione spartachista.
Francesco Misiano (Ardore, 1884-Mosca, 1936) fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia. Sindacalista, rivoluzionario, nemico pubblico numero uno per i fascisti, quando la reazione inizia a vincere si rifugia in Russia, dove sarà protagonista dell’organizzazione e della produzione del nuovo, dirompente, cinema sovietico.
a cura e con una prefazione di Luca Salza
Cod. 9788898367788
pag: 84
Prezzo: € 10.00
L’intruso
Jean-Luc Nancy
Questa nuova edizione de “L’intruso” si arricchisce dei poscritti al libro che Jean-Luc Nancy ha pubblicato nel corso degli anni e di una postfazione di Antonella Moscati. “Jacques Derrida l’aveva sentito, presentito e pensato meglio di chiunque altro. È stato lui a cogliere chiaramente che il tema decisivo era quello del proprio, della proprietà in tutte le accezioni del termine. Ben più profondamente del possesso di un oggetto, è l’appropriazione di un soggetto a se stesso a essere in questione. Il trapianto di un cuore è solo una lontana immagine – o una lontana manifestazione – di ciò che in ogni ‘essere sé’ (di una persona, di un paese, di una lingua, di un pensiero) implica una folla d’intrusioni. Senza di esse, niente potrebbe aver luogo, niente potrebbe cominciare a individuarsi o a identificarsi.” (Jean-Luc Nancy, Post scriptum, 2017).
Cod. 9788898367764
pag. 90
prezzo: 10,00 €
∃x(fx) logica della decisione
Felice Cimatti
Fare filosofia significa, prima di tutto, occuparsi del linguaggio e delle lingue. Quando pensiamo a qualcosa, ma anche quando semplicemente percepiamo qualcosa, il “qualcosa” che percepiamo e a cui pensiamo è stato percepito e pensato attraverso la mediazione, tanto più invasiva quanto meno avvertita, dei pensieri che prendono forma nella lingua in cui pensiamo. E questo significa che non è possibile separare l’ontologia – il sapere relativo a ciò che è – dalla teoria del linguaggio, cioè dai discorsi su ciò che c’è. L’essere, per l’animale che parla, è inseparabile da quello che se ne dice.
Ma che cos’è, propriamente, che c’è? C’è, per l’animale che parla ed è parlato dal linguaggio, ciò che lo stesso linguaggio ha deciso, sovranamente, che ci sia. è questa l’originaria e inaggirabile violenza del linguaggio, che non è quella contenuta in alcune particolari espressioni (ad esempio il cosiddetto hate speech), come se in linea di principio potesse esistere un modo di parlare non violento e neutrale; la violenza è insita nello stesso dispositivo linguistico, nella ‘sua’ decisione di dire il mondo in un certo modo anziché un altro. In questo senso, come diceva Roland Barthes, il linguaggio è fascista.
Felice Cimatti insegna Semiotica e teoria dei linguaggi all’Università della Calabria.
Cod. 9788898367733
pag. 148
prezzo: 14,00 €
La vita impresentabile. Femminismo e corpo teatro. Un dialogo
Antonio Attisani, Lea Melandri
«Mentre i realismi sono autoritari e maschili senza appello, nel grottesco saltano anche le identità di genere e si è fatalmente nel trans. Al limite, il grottesco non si può dire cosa sia, salvo che lì si assiste alla traiettoria delle convenzioni dal nulla al nulla.» (A.A.)
«Per riuscire a dare voce a ciò che resta “impresentabile” della vita, alla “visceralità” e alle ombre che si porta dentro, è necessario prima di tutto far cadere gli steccati che le hanno tenute imprigionate, dare diritto di cittadinanza e di esistenza, come dice Artaud, “ad atti per natura ostili alla vita delle società”.» (L.M.)
Antonio Attisani ha iniziato la carriera come attore nel 1968; è stato operatore teatrale e docente universitario, a Venezia e Torino. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’umanità mancata (2023); La tenda. Teatro e conoscenza (con C. Sini, 2021).
Lea Melandri, figura tra le più significative del femminismo italiano, ha preso parte attiva al movimento delle donne sin dagli anni Settanta. Della sua ricerca sulla problematica dei sessi sono testimonianza, tra le numerose pubblicazioni, Amore e violenza (2011 e 2024); Come nasce il sogno d’amore (2023).
Cod. 9788898367771
pag. 152
prezzo: 13,00 €
Giornale notturno V – (2006-2012)
Jan Fabre
Resoconto delle varie attività febbrili e insonni di Jan Fabre, anche questa quinta parte del Giornale notturno è inframmezzata da fulminee riflessioni sul processo creativo, il senso dell’arte, la ricezione delle sue opere, il clima culturale e artistico fiammingo, il rapporto con i performer della sua compagnia teatrale, le inquietudini, i dissensi con se stesso e le insicurezze che lo assalgono. Indistruttibile e pressante poi è il desiderio di disegnare, la passione per la coreografia e il gesto danzante, questo Giornale spiccano, tra gli altri molteplici accadimenti, l’esposizione dei suoi lavori in Giappone, Cina, Corea, Cile, Croazia; l’incontro a New York con Marina Abramovic, Bob Wilson e Bjork; la messa in scena della prima dello spettacolo di teatro-danza a Napoli; l’intenso apprezzamento per l’arte di Romeo Castellucci; l’invito alla Biennale di Venezia; le manifestazioni di protesta suscitate dai suoi spettacoli radicali.
«Fare ossia per la scrittura dello spazio.
In elle prove è prendersi cura di se stessi
per essere più vicini alla verità di noi stessi.
Fare delle prove è prendersi cura dei morti
per essere più vicini ai vivi».
Di Jan Fabre Cronopio ha pubblicato nel 2013 Giornale notturno (1978-1984); nel 2016 Giornale notturno II (1985-1991); nel 2019 Giornale notturno III (1992-1998) e nel 2024 Giornale notturno IV (1999-2005).
Cod. 9788898367757
pag. 310
prezzo: 22,00 €











