prossime uscite
Adriano Vinale 2012, pp. 200 (circa), € 18,00 (circa) ISBN 978-88-89446-71-3 La tesi fondamentale da cui parte questo saggio è che siano tre gli elementi portanti dell’impalcatura filosofica del pragmatismo americano: l’evoluzionismo, il metodo sperimentale e la teoria democratica. Per verificare la tenuta ermeneutica di questa ipotesi di lavoro, l’autore la sottopone a tre sollecitazioni consecutive. La prima è una sollecitazione “biologica”, prodotta attraverso l’analisi sistematica della ricezione americana di Lamarck e Darwin. Qui il fuoco si concentra in particolare sulla traduzione politica dei due grandi operatori dell’evoluzionismo ottocentesco: ereditarietà e ambiente. La seconda è una sollecitazione “epistemologica”, prodotta inquisendo l’opera dei due grandi maestri del pragmatismo americano: Charles Sanders Peirce e William James. In questo caso, l’analisi si concentra in particolare sullo statuto della verità e della credenza nella costituzione di una comunità. La terza è una sollecitazione “sociale”, prodotta attraverso l’analisi metodica dell’opera di John Dewey. Qui si assiste alla traduzione sistematica di evoluzionismo ed epistemologia in ambito politico. L’esito del percorso è l’individuazione di una matrice biopolitica del pragmatismo americano, che, dopo aver riconosciuto la storicità della natura umana (con Lamarck e Darwin) e la caducità dei suoi costrutti (con Peirce e James), fa della crisi la forma originaria dell’organismo sociale democratico. LA NUOVA COLLANA PIANI La nuova collana pubblica ricerche e studi di filosofia, teoria politica, storia, estetica, psicoanalisi, scienze umane, prodotte in ambito universitario. È la prima collana di Cronopio ad avere un comitato scientifico internazionale.
Michel Foucault Traduzione e cura di mf/materiali foucaultiani (Laura Cremonesi, Orazio Irrera, Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli) 2012, pp. 120 (circa), € 11,00 (circa) ISBN 978-88-89446-75-1 Il nucleo del libro è rappresentato dalla traduzione di due conferenze pronunciate da Michel Foucault in inglese, nell’autunno del 1980, a Berkeley (le Howison Lectures) e al Dartmouth College, e rimaste fino a oggi inedite sia in italiano sia in francese. In queste conferenze vengono esplorate le origini della moderna ermeneutica del soggetto, introducendo il tema delle “tecniche di sé” e studiando in particolare due di queste tecniche – l’esame di sé e la confessione – prima nel mondo antico e in seguito nel Cristianesimo dei primi secoli. Foucault inaugura così un’indagine genealogica del soggetto moderno, o meglio quella genealogia dei rapporti tra soggettività e verità che occuperà buona parte del suo lavoro negli anni compresi tra il 1980 e il 1984. È in queste conferenze americane che, forse per la prima volta in modo così chiaro, il filosofo individua in una “politica di noi stessi” la principale posta in gioco etico-politica del nostro tempo. Il volume comprende un’introduzione e un apparato critico, che situano queste due conferenze nel percorso biografico e filosofico di Foucault, e una postfazione di Arnold I. Davidson, che mette in luce gli elementi di attualità presenti nella riflessione foucaultiana.
Jean-Luc Nancy Traduzione di Roberto Borghesi 2012, pp. 160 (circa), € 20,00 (circa) ISBN 978-88-89446-70-6 L’adorazione è il secondo volume della Decostruzione del cristianesimo, dopo La dischiusura, uscito in Italia da Cronopio nel 2007. In questi due volumi, Nancy cerca di individuare e riconfigurare i punti di forza del cristianesimo che ne fanno la religione dell’occidente, una religione che ha in sé i germi della sua critica e che, paradossalmente, può finire nell’ateismo senza tradire la propria origine. Il progetto ambizioso di Nancy è, quindi, quello di fissare il luogo proprio del cristianesimo in un punto d’indifferenza tra filosofia e religione, in un punto che si trova all'interno del mondo, ma che è distante sia dall’istituzione ecclesiastica – cosa che gli ha già attirato le ire del quotidiano della CEI Avvenire – sia dai misticismi di tipo New Age. Il riferimento alla crisi culturale attuale – che è sotto gli occhi di chiunque abbia la pur minima attenzione nei confronti del reale – non può che rimanere impotente finché si riduce a deplorare una mancanza di valori. La crisi culturale deve essere colta nelle sue radici profonde. Ed è proprio questo che fa Nancy, prolungando l’analisi del nichilismo contemporaneo, iniziato da Nietzsche, Freud e Heidegger. Adorazione significa: accettare che nel mondo c’è qualcosa di incommensurabile che non deve, però, in nessun modo fissarsi in una trascendenza. Ogni religione tradisce se stessa se pensa di poter dar forma a questo incommensurabile secondo i propri modelli e le proprie tradizioni. Adorazione significa: vivere secondo l’incommensurabile, qui e ora, nelle situazioni più banali o più strazianti. E l’arte, la politica, l’eros possono dirsi una prassi veramente umana soltanto nella misura in cui sono attraversati da questo incommensurabile che li oltrepassa.
Hannah Arendt Traduzione dal tedesco, dal francese e dall'inglese di Antonella Moscati e Fiorenza Conte 2012, pp. 270 (circa), € 23,00 (circa) ISBN 978-88-89446-74-4 Dall’epoca del suo esilio in Francia negli anni ’30 fino alla pubblicazione del libro. La banalità del male (1963) che provocò non poche discussioni e polemiche, Hannah Arendt (1906-1975) non ha mai cessato di interrogarsi sul destino dell’ebraismo nel Novecento, destino determinato dalla deportazione da un lato e dalla fondazione dello stato di Israele dall’altro. Raccogliendo la totalità degli scritti arendtiani sull’ebraismo inediti in italiano, il presente volume costituisce una testimonianza preziosa di questa preoccupazione esistenziale, politica e filosofica. Spicca tra i venticinque saggi contenuti nel volume il lungo manoscritto Antisemitismo, scritto alla fine degli anni '30 e mai pubblicato dall’autrice, come d’altronde molti degli altri testi della raccolta. Questo saggio è un’analisi spregiudicata delle aporie dell’assimilazione e dell’emancipazione ebraica nell’Ottocento e della nascita dell’antisemitismo moderno. Il saggio costituisce uno dei rari tentativi di cogliere i presupposti storici, politici e ideologici della distruzione degli ebrei d’Europa. Ciò che accomuna i diversi testi della raccolta è la singolare capacità di Hannah Arendt di combinare la radicalità intellettuale dell’intervento politico con la finezza dello stile e della scrittura, la lucidità concettuale con la leggibilità, la riflessione con il racconto storico. Raramente si assiste a una tale compenetrazione tra oggettività d’analisi e passione e coinvolgimento personale.
Laura Basco, Gilda Berruti, Enrico Formato, Laura Lieto Americans Quattro discorsi sulla città A cura di Laura Lieto 2012, pp. 170 (circa), € 15,00 (circa) ISBN 978-88-89446-72-0 Il libro si misura con quattro grandi formazioni discorsive sulla città e sull’urbano, emerse negli Stati Uniti tra 800 e 900, che vengono ricostruite criticamente utilizzando, come strumento principale di indagine, altrettante “funzioni-autore” (in senso foucaultiano): il park movement (attraverso F.L. Olmsted); l’esperienza della vita urbana (K. Lynch); la città auto-sufficiente (P. Soleri); la congestione urbana/il manhattismo (R. Koolhaas). Questi quattro discorsi vengono riletti e ricostruiti sotto una doppia luce: come espressioni, nella cultura del city planning e design, dell’eccezionalismo americano e, al contempo, come esito di una lunga pratica di interdipendenze tra la cultura americana e quella europea. Allo sfondo di questa impostazione, si delinea un quadro teorico costituito da alcune delle principali tesi sull’impero americano, in particolare la tesi dell’eccezionalismo e delle interdipendenze tra USA e Europa; la conquista della frontiera come modalità radicata nella riproduzione del capitalismo americano; la dinamica di deterritorializzazione come modus caratteristico del rapporto tra il potere e la terra. Il libro, cerca di porre l’accento, pur se da una prospettiva parziale e angolata, sulle matrici comuni e sugli elementi di irriducibilità che le 2 culture, quella dell’urbanistica europea e quella del city planning americano, manifestano nel corso del novecento, come occasione per ripensare alcuni degli stessi “fondamenti” della nostra cultura disciplinare in un diagramma di poteri e di forze che va al di là dei limiti delle culture nazionali.
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