"Le epoche di fervorose certezze eccellono in imprese sanguinarie", diceva Elias Canetti. E un'ondata di cruente certezze fu tra le cause dell'Olocausto. Oggi, sessant'anni dopo, invece di consegnare alla storia universale dell'infamia quei tragici avvenimenti, asssistiamo da più parti all'avanzare di oscuri revisionismi oppure a stanche ritualità commemorative che di certo non aiutano a capire e a interpretare quei fatti. Per non dire che cosa succede nei nostri stadi, è roba accaduta ieri, e non si cpasice perchè quella partita di calcio non sia stata sopsesa dando la vittoria agli ospiti; è il solo modo, forse, per fermare quelle cose lì. Ecco perchè è necessario che dell'Olocausto si parli e se ne parli molto. E non tanto per interrogarsi sulle ragioni storiografiche dello sterminio (perchè e come sia successo), quanto sugli effetti politici ed etici che la Shoah ha avuto sul nostro presente che è pieno di altri genocidi. Questo compito ben l'assolve un libro delle Edizioni Cronopio che vede tra i suoi fondatori Maurizio Zanardi. Il volume è intitolato in modo non troppo originale: "Shoah: percorsi della memoria", ma i suoi contenuti, invece, sono originali per il taglio con cui l'argomento è trattato. É a cura di Clemens-Carl Härle con i contributi di Pierre Vidal Naquet, Giorgio Agamben, Alon Altaras, Andrea Cavalletti, Esther Coohen-Dabas, Antonella Moscati, Federica Sossi, Enzo Traverso. Attraverso la lettura di Arendt e di Foucault, di Levi e Klemperer, i saggi riuniti in questo volume resistono a quella che è stata chiamata la "saturazione della memoria", con una ragionata tensione filosofica, politica e morale. L'unico modo per evitare che l'Olocausto cada nell'oblio delle commemorazioni pubbliche e della retorica mediatica, decifrando quanto nel nostro presente nasce da esso. Un libro che dovrebbe figurare per decreto legge nelle biblioteche dei licei e delle università.
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