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L'AUTOBIOGRAFIA USCITA DA CRONOPIO
Cristina di Svezia «scoperta» da tre studiose napoletane
di Monica Zunica


Anno 1644 Cristina figlia di Gustavo II Adolfo poco più che diciottenne sale al trono di Svezia. Fin dalla nascita la regina ha suscitato curiosità e sentimenti contrastanti e nel corso dei secoli ha conquistato l'interesse di storici letterati e artisti Nel 1933 Greta Garbo la interpretò magnificamente nel film di Rouben Mamoulian «Queen Cristina». Roma, citta che lei amo oltremodo, le sta rendendo omaggio con una mostra visitatissima che chiuderà il 15 gennaio a palazzo Ruspoli, allestita dalla Fondazione Memmo, titolo «Cristina di Svezia, le collezioni reali».
Cristina, che visse a Roma e fu sepolta a San Pietro, fu fortemente legata anche a Napoli La citta, che già nel 1985 aveva ospitato una mostra ideata dal compianto Pino Simonelli dal titolo «Napoli e la Svezia in età Gustaviana», é stata nel 1999 scenario di una vicenda bibliografica affascinante che ha coinvolto Marina Cantucci Maria Conforti e Antonella Moscati, tre studiose napoletane che si sono imbattute in un testo della regina Cristina. Maria Conforti oggi bibliotecaria e studiosa di Storia della medicina a Roma impegnata in quegli anni in una ricerca sulle dediche degli scienziati a generosi mecenati notò che molte di esse erano indirizzate a Cristina di Svezia. La regina sostenitrice di eruditi e artisti proteggeva parecchi scienziati napoletani. Seguitando le ricerche la studiosa si e imbattuta in una raccolta di scritti a stampa su Cristina in un'edizione francese del 1700. Questi documenti contenevano anche una copia dell' autobiografia che fin dalle prime pagine colpi per bellezza di stile e ricchezza di contenuti filosofici.
Le tre studiose, legate da profonda amicizia, decisero di riportare alla luce il testo. Furono loro a curarlo e a tradurlo per l'attenta cosa editrice Cronopio che lo pubblico con il titolo Cristina di Svezia La vita scritta da lei stessa. Commovente e provocatoria la scrittura della regina cattura e trasporta nelle sale del Palazzo Reale. Svela i retroscena della vita di corte e descrive, senza temere verità, l'infanzia, la politica del regno, l'ammirazione per il padre e il difficile rapporto con la madre. La sovrana racconta che non mangiava molto, dormiva spesso sulla nuda terra e rubava acqua di rugiada perché costretta a bere solo vino e birra. E' il concetto di corpo come sacralità del potere uno degli aspetti evidenziati nella postfazione di Antonella Moscati, oggi scrittrice e filosofa a Parigi. Il corpo «era gia un paradosso. Quando sale al trono Cristina é una bambina, cioé corpo infante e femminile, quanto di più lontano, dunque, dal paradigma della mentalità del corpo politico del re» Contraddizioni, storia, aneddoti, filosofia, credenze popolari, politica e verità sono chiusi nelle pagine della sua autobiografia, che regala l'intrigante emozione di un segreto svelato.
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